E-Vai, in Lombardia il car sharing elettrico va verso piccoli comuni e aziende

E-Vai è il più grande car sharing elettrico station based regionale in Italia. Racconta Luca Pascucci, direttore generale della società del gruppo Ferrovie Nord MIiano: “Il nostro modello di business sta cambiando”. Per andare incontro ai CambiaMenti al centro dell’edizione 2020 di MCE4x4 in programma il 23 novembre.

 

“Ogni anno, grazie E-Vai, 25mila persone fanno esperienza di mobilità elettrica. E adesso stiamo innovando il nostro modello di business perché questo numero aumenti”. A parlare è Luca Pascucci, direttore generale della società del gruppo Ferrovie Nord Milano, la prima e la più grande compagnia di car sharing elettrico e station based regionale in Italia, che comincia il suo lavoro dove finisce quello dei car sharing, fuori dai grandi centri urbani.

 

La Lombardia è un osservatorio privilegiato, sia per valutare l’impatto dell’emergenza sanitaria sia per anticipare le tendenze della mobilità elettrica. Innovazione è la parola chiave per Pascucci insieme con sostenibilità e intermodalità. Da ex startupper nel settore dell’elettronica industriale e del web marketing, tiene a sottolineare che anche E-Vai è in qualche modo una startup, nata 10 anni fa, cresciuta e ora impegnata in una evoluzione della sua offerta. CambiaMenti, come dice il titolo dell’edizione 2020 di MCE4x4, la Mobility Conference Exibition organizzata da Assolombarda e Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, quest’anno online il 23 novembre: un giornata di confronto fra aziende e startup sulla mobilità innovativa e sostenibile.

 

Pascucci, cominciamo dai numeri di E-Vai.
Abbiamo 130 E-Vai Point in Lombardia, dove prendere o lasciare un veicolo, su una copertura territoriale di 72 comuni. Ogni anno eroghiamo 110mila ore di servizi di noleggi con autoveicoli elettrici per un totale di circa 3,5 milioni e mezzo di chilometri e con un risparmio di 330 tonnellate di Co2. In questo momento circolano più di 320 veicoli con il nostro marchio ma contiamo di arrivare a 700 veicoli nei prossimi tre anni. Il nostro servizio è prevalente di car sharing elettrico perché la parte ibrida è irrisoria.

 

Questo non crea problemi di autonomia nei percorsi extraurbani?
Assolutamente no. Il percorso medio è di 17 chilometri e poi dobbiamo finirla con questa storia della scarsa autonomia dei veicoli elettrici. Ormai i veicoli della nostra flotta possono percorrere fino a 400 chilometri senza alcuna ricarica!

 

Qual è l’innovazione alla quale state lavorando?
L’attuale modello di business essenzialmente prevede un collegamento da un punto A a un punto B della Lombardia previa prenotazione del servizio e riconsegna del veicolo in uno dei due punti. Fino a due anni fa era un puro pay per use con taglio verso il mercato retail: il cittadino prendeva l’auto quando serviva e finiva lì. Era qualcosa di molto vicino a un servizio di trasporto pubblico”

 

E invece adesso che cosa fa di diverso E-Vai?
Abbiamo cominciato a dialogare con i Comuni dove non arrivano i grandi player della sharing mobility ma che vogliono offrire il servizio ai loro cittadini. Abbiamo fatto questa proposta: perché non rinnovate il vostro parco auto con veicoli elettrici forniti da E-Vai che pensa a gestire lo sharing quando non vengono utilizzati e divide con voi i ricavi? È una soluzione che va bene anche per i piccoli Comuni di 1000 abitanti, che così si ritrovano con il loro punto di ricarica elettrica. Abbiamo cominciato da un anno e abbiamo già contrattualizzato circa 40 comuni in Lombardia e stiamo andando avanti su questa linea, che chiamano Public.

 

Quali sono le altre linee di sviluppo?
La linea Corporate, in cui proponiamo lo stesso modello alle aziende, e la Easy Station, che prevede un lavoro attorno alle stazioni, con offerte per i pendolari o le aziende che hanno la sede nei dintorni. Ricordo che E-Vai copre già tutti e tre gli aeroporti lombardi e 36 stazioni ferroviari in Lombardia. E adesso comincia la vera sfida che richiede molta innovazione.

 

Perché? Qual è la sfida che dovrete affrontare?
Gestire un parco auto di 700 veicoli, quanti diventeranno a regime,  con quattro diverse linee di business richiederà molta tecnologia e innovazione. La vera sfida è far si che i quattro modelli di business dialoghino a livello di piattaforma. Dobbiamo trovare il modo di utilizzare il parco auto in maniera trasversale e per questo servirà molta intelligenza artificiale. Se riusciremo a farlo bene, avremo creato a livello regionale quell’ecosistema di mobilità sostenibile che è la mission della nostra società.

 

Che cosa vi ha insegnato l’emergenza sanitaria?
Le persone cercano esperienze di mobilità sempre più personalizzate e flessibili. La tendenza c’era già e la necessità del distanziamento fisico l’ha accelerata e accentuata. Per questo diventa sempre più importante il concetto di intermodalità, cioè la possibilità di passare in modo semplice da un servizio di trasporto pubblico a uno più personale come può essere il nostro car sharing elettrico.

 

CambiaMenti è il titolo dell’edizione 2020 di MCE4x4. Quali sono i CambiaMenti che lei vede nel settore della mobilità?
Intanto, anche da ex startupper, voglio dire che eventi come MCE sono importantissimi per chi è impegnato in un percorso imprenditoriale. Dare la possibilità a giovani e meno giovani con la loro creatività di incontrarsi con organizzazioni più grandi, con competenze di mercato e capacità di investimento è un’attività meritoria. Sui CambiaMenti dico molto in sintesi che il futuro è nella mobilità integrata, condivisa e sostenibile. E credo che le startup saranno una leva preziosa per affrontare questi cambiamenti che ci attendono.

 

 

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