Cybersecurity: quali sono le aree di pericolo nella smart mobility

Cybersecurity: quali sono le aree di pericolo nella smart mobility

La mobilità del futuro è sempre più verde, ma anche sempre più connessa. Le tecnologie corrono sempre più veloci e se molte innovazioni sono già realtà, altre stanno arrivando un po’ alla volta e diventeranno sempre più normali e presenti nella nostra vita. Ma con la connettività sempre più spinta all’estremo crescono anche i rischi.

 

Guida connessa e autonoma

Il più evidente dei rischi di cybersecurity riguarda la connettività delle automobili e la guida autonoma. È qualcosa che già abbiamo visto al cinema e nelle serie tv, dove auto a guida autonoma vengono hackerate e il guidatore bloccato all’interno, o impossibilitato a riprendere i comandi della vettura, fino alle conseguenze più estreme. E la realtà potrebbe superare la fantasia, con le aziende tech che stanno lavorando sul rendere sempre più sicura e impenetrabile la propria tecnologia.

A sottolineare questi pericoli la ricerca dell’Agenzia europea per la cyber sicurezza (Enisa), dal titolo “Cybersecurity stocktaking in the Cam”, che punta l’attenzione sui principali pericoli informatici che potrebbero riguardare reti, servizi e software relativi all’ecosistema Cam, cioè la Connected and automated mobility. E che la sicurezza per la guida connessa e autonoma sia sempre più importante lo dicono anche i numeri, con le stime che dicono che questo settore potrebbe arrivare a valere più di 556 miliardi di dollari entro il 2026 a livello globale.

 

La connettività wi-fi e la privacy

Senza voler arrivare a immaginare scenari apocalittici, o atti di terrorismo utilizzando proprio la guida autonoma delle vetture (oltre a provocare incidenti gli hacker potrebbero creare volontariamente ingorghi, provocare il caos in determinate zone di una città per colpire magari altri obiettivi lasciati incustoditi), un altro pericolo legato alla smart mobility è quello della privacy. Le auto sono ormai sempre più connesse e lo saranno sempre di più, e nella maggior parte dei casi questa connettività viaggia sulle linee wi-fi. Linee facilmente hackerabli, con i criminali che possono inserirsi all’interno del “cervello” di una vettura e carpirne i dati.

Macchine, motorini e biciclette elettriche spesso si connettono in automatico con i nostri cellulari, ma a oggi l’industria della sicurezza informatica non è al passo con i tempi, e se i nostri telefonini sono protetti, non così le nostre vetture. E l’ipotesi che qualcuno utilizzi proprio le auto come cavallo di Troia per inserirsi nei nostri smartphone per carpirne i dati è un rischio reale e già attuale. Quindi i criminali oggi trovano ancora pochi livelli di sicurezza e molteplici punti di accesso in questi veicoli, il che rende essenziale implementare il prima possibile la sicurezza e la cooperazione tra loro.

 

E-mobility e le colonnine di ricarica

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Smart & Connected Car della School of Management del Politecnico di Milano a oggi il 36% dei comuni sopra i 25mila abitanti ha attivato almeno un progetto e nel 58% dei casi si tratta di iniziative a uno stadio avanzato ed estese a tutta l’area urbana. In più, il 39% degli utenti ha usato almeno una volta un servizio di mobilità condivisa, soprattutto car sharing (21% degli utenti) e car pooling (25%). A questo si aggiunga che sta crescendo sempre di più la mobilità elettrica e, di conseguenza, le infrastrutture presenti sul territorio. Parliamo delle colonnine di ricarica. Che sono a rischio sicurezza.

Il pericolo, infatti, è un attacco esterno a un sistema di gestione di più punti di ricarica che potrebbe portare a forzare un comportamento fuori dalle specifiche, come generare un carico superiore rispetto alla potenza complessiva disponibile che porti all’intervento delle protezioni e quindi all’interruzione del servizio. A ciò si aggiunga il rischio di furto di potenza di ricarica, cioè dell’utilizzo gratuito non autorizzato delle colonnine, così come a un attacco denial of service con richiesta di riscatto sino al possibile danneggiamento delle batterie del veicolo.

Come si vede, dunque, sono tanti i settori della smart mobility che sono vulnerabili, alcuni evidenti, altri invece più difficilmente ipotizzabili. Ma in tutti i casi la crescita tecnologica deve giocoforza andare di pari passo con la crescita dell’implementazione della cybersecurity in un settore IT che diventerà sempre più centrale nel futuro delle città.

Fino al 3 luglio le startup in ambito ‘Data & Security’ potranno candidarsi alla call ‘Beyond Barriers – Oltre le barriere’ e partecipare alla selezione per essere protagoniste dell’evento in agenda il prossimo 6 ottobre.

 


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Mobilità fa rima con accessibilità

Mobilità fa rima con accessibilità

Il concetto di accessibilità nel settore della mobilità esiste da molto tempo e ha tradizionalmente riguardato l’accessibilità ‘fisica’ a luoghi e sistemi di trasporto. Con l’evolversi della mobilità, oggi strettamente legata a nuove tecnologie e al digitale, il concetto di accessibilità deve necessariamente estendersi anche a questi aspetti. Per fare un esempio concreto, il sito di un sistema pubblico o privato di trasporto dovrebbe poter essere consultato facilmente anche da una persona che presenti un qualunque tipo di disabilità (permanente o temporanea), legata all’ambito visivo e cognitivo. Si pensi, che circa il 20% degli utenti necessitano di regolazioni di accessibilità personalizzate per navigare un sito (Fonte: AccessyWay).

 

Un passo avanti verso l’accessibilità

Accessibilità significa inclusione, significa ridurre le disuguaglianze, significa sviluppo sostenibile. Proprio per questo, il tema dell’accessibilità web è oggetto anche di disposizioni normative: le recenti leggi comunitarie e nazionali richiedono dal 2020 piena conformità con le WCAG 2.1 AA (Web Content Accessibility Guidelines) agli enti pubblici e specifiche categorie di aziende private.
Entro il 2025 la piena conformità sarà richiesta a chiunque abbia un sito web.

Non è un caso che la 7a edizione di MCE 4×4 – Beyond Barriers, si proietti oltre le barriere anche in tema di accessibilità, diventando il primo sito di un evento dedicato all’innovazione nella mobilità a presentarsi ‘accessibile’. Un primo step verso l’accessibilità che si è voluto fare anche per sensibilizzare tante aziende della mobilità su questo tema.
Il percorso più completo per l’accessibilità web prevede infatti di tenerne conto nella fase di sviluppo dei siti o di realizzare un audit degli errori che il proprio sito presenta.
Oggi circa il 98% dei siti web presenta degli errori di accessibilità, anche tra quelli di pubblica utilità. Una barriera all’inclusione che andrebbe risolta.

 

La collaborazione con la startup AccessyWay

Grazie alla collaborazione con il partner tecnico, la startup di Torino AccessyWay, il sito di MCE 4×4 ha adottato un sistema completamente automatico alimentato da Intelligenza Artificiale che rende molto più accessibile il sito.
In ogni pagina si trova l’icona in basso a sinistra, con l’omino bianco sul cerchio blu, che identifica gli strumenti di accessibilità: cliccando su di essa si apre un pop-up menu che permette di modificare l’interfaccia di visualizzazione del sito sulla base di differenti tipi di profilo (es: profilo DSA, profilo sicuro per epilessia, profilo ipovedente, ecc) e differenti modalità di regolazione della navigazione, dello schermo, dei colori, del contenuto.

Il sito può essere inoltre completamente fruito utilizzando solo la tastiera, senza bisogno di un mouse, e nello stesso tempo tutti i contenuti del sito possono essere letti con precisione da uno screen-reader, così da aiutare le persone non vedenti.

L’applicazione di AccessiWay presenta ulteriori regolazioni del contenuto, che vanno dalla lente d’ingrandimento al ridimensionamento dei caratteri o delle spaziature, ad altri elementi di formattazione. Analogamente i colori e i contrasti possono venir gestiti per garantire una migliore lettura, per arrivare infine a gestire ulteriori parametri, dalla dimensione del cursore al blocco delle animazioni, dal riquadrare un’area di lettura al blocco dei suoni.

Una soluzione tech che risponde a moltissime esigenze in ambito accessibilità, e rappresenta un primo passo per ridurre la percentuale di persone che hanno difficoltà a visualizzare il sito.

 

MCE 4×4 – Beyond Barriers

La 7a edizione di MCE4×4, l’evento-piattaforma sulla mobilità sostenibile promosso da Assolombarda e dalla Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza, Lodi, ritorna in presenza dopo la pandemia, con un’edizione che intende raccogliere le sfide della mobilità a seguito dell’impatto del Covid-19 e alla luce dei grandi temi della sostenibilità, seguendo gli SDG’s dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
All’evento è associata la Call for Startup che sarà aperta fino al 3 luglio e permetterà di selezionare 16 realtà particolarmente innovative, orientate a sviluppare nuovi modelli in grado di rispondere alle sfide della mobilità del futuro, un tema più attuale che mai.
 
L’iniziativa è sostenuta quest’anno da diversi partner del mondo dell’innovazione e della sostenibilità: Cariplo Factory, E-novia, Elis Innovation Hub, Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore, Gellify, Impact Hub, InnovUp, Open Italy, SheTech, SIT.
 
Fino al 3 luglio le startup potranno candidarsi alla call ‘Beyond Barriers – Oltre le barriere’ e partecipare alla selezione per essere protagoniste dell’evento in agenda il prossimo 6 ottobre.

 


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Tendenze normative nella mobilità

Tendenze normative nella mobilità

La mobilità del futuro passa inesorabilmente dalla sostenibilità, e se da un lato questa mobilità non può prescindere dall’evoluzione tecnologica, dall’altra va sostenuta e incentivata dalle norme statali. Che devono contribuire alla crescita della mobilità sostenibile e non devono, invece, essere un impedimento. Per questo servono norme precise e in tempi brevi, sia per quello che riguarda la micromobilità che le lunghe distanze.

 

Il ruolo fondamentale del Pnrr

In questo contesto, in Italia, non si può prescindere dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, cioè l’ambizioso programma del governo con il supporto finanziario dell’Unione Europea e che guarda proprio al rilancio economico e alla transizione ecologica. Il Pnrr contiene diverse voci riferibili alla mobilità ed è importante che i fondi ipotizzati vengano rapidamente messi a disposizione per rivoluzionare le infrastrutture del Paese e dare slancio alla ricerca tecnologica legata al trasporto sostenibile. Due sono i filoni normativi su cui si deve, dunque, lavorare: modernizzare le infrastrutture legate al trasporto ferroviario, rimasto fermo agli anni ’50 e ’60, e incentivare la transizione a mezzi di trasporto meno inquinanti.

 

Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile

Il primo capitolo dedicato alla mobilità è quello intitolato “Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile” ed è principalmente rivolto all’evoluzione tecnologica e alla mobilità urbana. In particolare dei quasi 24 miliardi previsti, 8,58 sono stanziati per lo sviluppo del trasporto locale sostenibile, 230 milioni di euro alla sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto stradale e 300 milioni alla sperimentazione dell’idrogeno per il trasporto ferroviario. Degli 8,58 miliardi, 600 milioni sono per la mobilità ciclistica, 3,6 miliardi per lo sviluppo del trasporto rapido di massa, 740 milioni per lo sviluppo di infrastrutture per le ricariche elettriche e 3,64 miliardi per il rinnovo di flotte di bus e treni a basso impatto ambientale. Oltre a ciò un ulteriore miliardo verrà investito nelle batterie, 450 milioni all’idrogeno, 300 milioni ai bus elettrici e 250 milioni di euro a supporto di startup e venture capital attivi nell’innovazione legata alla transizione ecologica.

Come si vede, dunque, da un lato il governo ha previsto un forte investimento per modernizzare e rendere sostenibile il trasporto pubblico urbano ed extraurbano, ma soprattutto si punta a investire sulla ricerca legata all’idrogeno, cioè una delle opzioni più valide per portare la mobilità a un livello elevato di sostenibilità. È un investimento a lungo termine, visto che oggi l’idrogeno non è ancora sviluppato per una produzione di massa, ma evidenzia la volontà di lavorare su una mobilità con il più basso impatto ambientale possibile.

 

Infrastrutture per una mobilità sostenibile

Il secondo capitolo dedicato alla mobilità è quello intitolato “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” e come dice il titolo è principalmente dedicato alle infrastrutture del Paese. Su 25,4 miliardi previsti, ben 24,77 saranno impegnati per gli investimenti sulla rete ferroviaria e i restanti 630 milioni di euro per intermodalità e logistica integrata. Dopo decenni in cui in Italia si è principalmente investito sul trasporto su ruota per le lunghe distanze, dunque, finalmente il governo ha deciso un radicale cambio di rotta, guardando nuovamente alla mobilità su rotaie, uno dei campi in cui il divario tra Nord e Sud è più grave. L’obiettivo, dunque, è di ampliare il più possibile la rete dell’alta velocità, ottimizzando le reti già presenti e investendo sulla creazione ex novo di tratte ad alta velocità soprattutto nelle regioni meridionali.

A ciò si aggiungano i progetti per migliorare e velocizzare i collegamenti con l’Europa, così come il trasporto regionale. Una rivoluzione normativa vera e propria che non solo è fondamentale per puntare su quello che è uno dei mezzi di trasporto meno inquinanti, quello su rotaie, ma anche per limitare il più possibile il traffico su ruota, poco sostenibile e anche pericoloso. Oggi, dunque, la tendenza normativa riguardo la mobilità sembra finalmente essersi rivolta a un trasporto più sostenibile e la transizione ecologica che è alla base dell’intero Pnrr si rivolge pesantemente anche alla mobilità, sia urbana sia extraurbana, sia pubblica sia privata.

La mobilità del futuro è ricca di sfide, per affrontare le quali Assolombarda e Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi presentano la settima edizione di MCE 4×4 rivolgendosi al mondo delle startup italiane per innovare il settore. Fino al 3 luglio le startup potranno candidarsi alla call ‘Beyond Barriers – Oltre le barriere’ e partecipare alla selezione per essere protagoniste dell’evento in agenda il prossimo 6 ottobre.

 


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Guida sostenibile, tutte le alternative ai combustibili fossili

Guida sostenibile, tutte le alternative ai combustibili fossili

Trovare delle alternative alla benzina e al diesel è uno degli obiettivi fondamentali quando si parla di transizione ecologica e sostenibilità, ma è diventato ancora più importante in questo momento storico, con la situazione economica e geopolitica che ha reso il prezzo del petrolio sempre più elevato. E dopo decenni in cui le tecnologie alternative sono rimaste colpevolmente ferme, oggi i veicoli con carburanti ‘verdi’ sono sempre più realtà.


A che punto sono i veicoli elettrici

I veicoli elettrici sono ormai una realtà, con le maggiori case produttrici che hanno iniziato a inserire sempre più mezzi elettrici nei loro listini. La tecnologia è cresciuta molto negli ultimi anni e, così, l’autonomia dei veicoli – il principale problema fino a poco tempo fa – è diventata sempre maggiore. Anche nel trasporto pubblico stanno venendo prodotti i primi bus al 100% elettrici e presto si spera possano sostituire completamente il parco mezzi dei vari Comuni anche in Italia.Se da un punto di vista tecnologico ormai l’elettrico è realtà, il grosso limite attuale – soprattutto nel Belpaese – è quello delle infrastrutture.

Le colonnine elettriche presenti sulla rete stradale italiana sono ancora ampiamente insufficienti a coprire il fabbisogno, di fronte a un boom della vendita di questi tipi di vetture. In Italia attualmente ci sono 26.024 punti di ricarica e 13.233 infrastrutture, ma con forti differenze territoriali. Basti pensare che i dati del 2020 parlavano del Nord che concentrava il 57% delle colonnine totali, mentre il Sud e le Isole erano ferme al 20%. La Lombardia con 4.542 punti è la regione italiana con più colonnine di ricarica, il 17% di tutti i punti, mentre chi vive nei grandi centri è favorito, con il 34% delle colonnine che è presente nei capoluoghi di provincia.

 

Le due opzioni quando si parla di carburanti bio

Un’altra importante alternativa a benzina e diesel è il cosiddetto biodiesel. A differenza del diesel tradizionale e anche del gpl, il biodiesel viene prodotto utilizzando fonti rinnovabili, come oli vegetali e grassi animali. I vantaggi dell’utilizzo del biodiesel sono la netta riduzione delle emissioni nette di monossido di carbonio a e di diossido di carbonio, così come l’emissione di polveri sottili, anche se dall’altra parte produce più emissioni di ossidi di azoto rispetto ai motori diesel. Inoltre, parlando di coltivazioni monocolturali, i rischi ambientali riguardano l’aumento della riduzione della biodiversità e l’aumento dell’erosione del suolo.

Più interessante, ma ancora poco diffuso, è invece l’utilizzo del biogas per alimentare i mezzi di trasporto. Il biogas è una miscela di metano e anidride carbonica e non solo ha un vantaggio ecologico riguardo le emissioni delle vetture, ma soprattutto da un punto di vista della produzione. Il biogas, infatti, non viene ottenuto attraverso combustibili fossili non rinnovabili, ma viene prodotto con prodotti di scarto, potendo venir utilizzati tutti i tipi di rifiuti organici. Che si tratti di scarti dell’agroindustria, dell’industria alimentare, dell’industria zootecnica o i rifiuti urbani, la produzione del biogas azzera quasi completamente la diffusione nella troposfera del metano emesso naturalmente durante la decomposizione di carcasse e vegetali, sfrutta i rifiuti urbani in un’economia circolare realmente funzionale e riduce notevolmente le emissioni delle vetture.

 

L’idrogeno verde è il futuro. Ma non prossimo

Infine, restando tra le alternative già realistiche, l’opzione più interessante per il futuro è rappresentata dalla filiera dell’idrogeno verde, a oggi una realtà in rapida ascesa in quanto vettore flessibile a diverse tipologie di veicoli per la mobilità di merci e persone e che mostra concrete e interessanti prospettive, in particolare nel campo dei mezzi pesanti (trasporto via camion, nave e treno). L’idrogeno si trova comunemente all’interno dell’acqua, per questo può essere estratto tramite il processo di elettrolisi usando fonti di energia rinnovabili come quella eolica, solare o idroelettrica. Il vantaggio dell’utilizzo dell’idrogeno è la totale assenza di emissioni di gas nocivi, ma a oggi la produzione dell’idrogeno è ancora complessa, costosa e manca un sistema infrastrutturale di punti di rifornimento che lo rende ancora un’opzione più teorica che pratica. Inoltre, anche il costo delle celle a combustibile, che producono l’elettricità necessaria a muovere il motore elettrico creando un legame chimico tra l’idrogeno conservato nei serbatoi e l’ossigeno presente nell’atmosfera, è attualmente ancora elevato e rallenta, dunque, l’ascesa dell’idrogeno come fattiva alternativa ai combustibili, anche se nel futuro questi limiti potranno venir superati.

 

SAF, le alternative per gli aerei

Eliminare il combustibile fossile negli spostamenti non riguarda solo il trasporto su strada, ma ovviamente anche quello aereo. Il traffico nei cieli è tra i più inquinanti e, dunque, trovare delle alternative agli attuali carburanti è fondamentale in un’ottica sostenibile. Il settore dell’aviazione sta lavorando per raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050 e ciò comporta un cambio radicale nell’uso dei carburanti, molte ricerche riguardano proprio il cosiddetto SAF – Sustainable Aviation Fuel

Tra le alternative più interessanti cìè l’e-kerosene, o cherosene verde. Si tratta di una combinazione di idrogeno verde (H2) e biossido di carbonio (CO2) e secondo un’indagine condotta da Transport & Environment entro il 2025 il 3,65% del carburante aereo europeo potrebbe essere e-kerosene, mentre la capacità di produzione di e-kerosene potrebbe arrivare a 1,83 milioni di tonnellate per la fine del decennio, con un crollo, entro il 2030, delle emissioni di CO2 di circa 5 milioni di tonnellate.

 

La mobilità del futuro è ricca di sfide, per affrontare le quali Assolombarda e Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi presentano la settima edizione di MCE 4×4 rivolgendosi al mondo delle startup italiane per innovare il settore. Fino al 3 luglio le startup potranno candidarsi alla call ‘Beyond Barriers – Oltre le barriere’ e partecipare alla selezione per essere protagoniste dell’evento in agenda il prossimo 6 ottobre.

 


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Mobilità sostenibile, nuovi scenari

Mobilità sostenibile, nuovi scenari

La tecnologia è da sempre legata alla mobilità, con l’evoluzione nel mondo dei trasporti che per secoli ha visto gli esseri umani cercare di rendere gli spostamenti più veloci e comodi. Oggi, però, la mobility tech è principalmente rivolta a coniugare la libertà di movimento con il suo impatto sociale e ambientale. E pensando sia alla mobilità di persone o cose, sia a quella di breve o lungo raggio, urbano o extra-urbano sono diversi gli scenari tecnologici innovativi su cui puntare, ma non solo.

 

I nuovi paradigmi di mobilità, tra abitudini e tecnologie

La ‘mobilità sostenibile’ è un nuovo modello intelligente di trasporto per persone e merci che permetta di ridurre l’impatto ambientale, sociale ed economico e migliorare l’accessibilità, l’inclusione, la qualità del trasporto stesso. Il primo paradigma da affrontare non riguarda direttamente la mobility tech, quando piuttosto le abitudini quotidiane dei cittadini nella scelta dei trasporti. Negli ultimi anni, infatti, sono cresciuti servizi che permettono spostamenti comodi che strizzano l’occhio alla sostenibilità. Si parte, per esempio, dal concetto di car sharing, cioè la possibilità di utilizzare mezzi di trasporto non di proprietà, spesso elettrici, che limitano il numero di autovetture soprattutto nelle grandi città. A questa idea, poi, si lega un altro concetto di condivisione, quello del car pooling. In questo caso, invece, un privato mette a disposizione i posti liberi della propria vettura da condividere con altre persone che devono percorrere lo stesso tragitto, diminuendo in modo drastico il traffico e di conseguenza l’inquinamento.
Tecnologia e cambio di abitudini, poi, sono i protagonisti della crescita esponenziale della micromobilità, cioè l’utilizzo di mezzi alternativi per gli spostamenti più brevi, quelli all’interno dei contesti urbani. Si parla di scooter, skateboard, monopattini elettrici o biciclette a pedalata assistita, cioè quei mezzi di trasporto meno pesanti e ingombranti e potenzialmente meno inquinanti di quelli tradizionali. Anche in questo caso all’utilizzo privato si abbinano i modelli di business efficienti, funzionali e compatibili che stanno portando ormai da anni nelle grandi città dei servizi di sharing di microveicoli urbani, cui, però, va urgentemente abbinata una politica pubblica che incentivi l’aumento delle piste ciclabili e delle strade dedicate proprio alla micromobilità.

 

L’evoluzione dei veicoli a basso impatto ambientale

Passando a parlare più nello specifico di nuove tecnologie legate alla mobilità, le due realtà che stanno crescendo più velocemente sono sicuramente i veicoli elettrici e a idrogeno. Negli ultimi 20 anni sono nate Case automobilistiche “native elettriche”, ma anche quelle tradizionali hanno lentamente messo da parte le tradizionali resistenze a innovazioni tecnologiche sostenibili e stanno investendo importanti fondi sulla mobilità elettrica o a idrogeno. Nonostante ciò, sono ancora molti i limiti prima che la mobilità a basso impatto ambientale diventi maggioritaria e per farlo serve una più veloce transizione industriale per arrivare a una disponibilità di veicoli elettrici sia sempre maggiore e a costi competitivi.

Da un lato le Case automobilistiche hanno l’obbligo di ripensare i loro processi e definire dei modelli produttivi del tutto nuovi, con un cambio radicale del paradigma legato alle materie prime, che passano dai tradizionali combustibili a un’attenzione maggiore rivolta a quelle necessarie alla produzione di batterie, di motori elettrici e dell’elettronica. Dall’altro, invece, serve un coordinamento tra l’evoluzione tecnologica dei veicoli e le istituzioni pubbliche, sia locali sia nazionali, per ridisegnare le infrastrutture legate ai trasporti, con particolare attenzione ai parcheggi e alle aree di servizio che prevedano una presenza sempre maggiore delle colonnine di ricarica. A ciò si aggiunge, infine, la filiera dell’idrogeno, una realtà in rapida ascesa in quanto vettore flessibile a diverse tipologie di veicoli per la mobilità di merci e persone e che mostra concrete e interessanti prospettive, in particolare nel campo dei mezzi pesanti.

 

I due paradigmi per la mobilità aerea e su rotaie

Spostamenti più veloci e comodi, ma visti con la lente della transizione ecologica. I concetti più antichi e più moderni legati alla mobilità si uniscono quando si parla non solo di trasporto su ruote, ma anche per quello aereo e su rotaie. Nel primo caso parliamo da un lato con i veicoli per la mobilità urbana aerea basati sul concetto di VTOL, sigla che sta per vertical take off and landing (quindi decollo e atterraggio verticali), e che se è una tecnologia ancora lontana e futuribile, sarebbe una rivoluzione paradigmatica che modificherà in modo strutturale il modo in cui ci si muoverà nelle città, il tutto ovviamente legato sempre a un concetto di propulsione elettrica o ibrida consente. Per le lunghe distanze, invece, si lavora da tempo sulla creazione di aeroplani supersonici che siano in grado di tenere bassi i costi di gestione e l’impatto ambientale. Su rotaia, invece, il futuro prossimo porta il nome di Hyperloop, cioè il trasporto ad alta velocità di merci e passeggeri all’interno di tubi a bassa pressione in cui le capsule sono spinte da motori lineari a induzione e compressori d’aria. A oggi questo tipo di tecnologia non ha visto un’effettiva implementazione con tempistiche rapide, ma è probabile un’accelerazione a seguito della ricerca e dei prototipi che sono stati prodotti finora.

 

La mobilità del futuro è ricca di sfide, per affrontare le quali Assolombarda e Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi presentano la settima edizione di MCE 4×4 rivolgendosi al mondo delle startup italiane per innovare il settore. Fino al 3 luglio le startup potranno candidarsi alla call ‘Beyond Barriers – Oltre le barriere’ e partecipare alla selezione per essere protagoniste dell’evento in agenda il prossimo 6 ottobre.

 


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Logistica green, andare oltre al diesel

Logistica green, andare oltre al diesel

L’Italia sta uscendo lentamente dall’emergenza pandemia e con essa sta uscendo dalla crisi anche la logistica, con i numeri del fatturato logistica conto terzi che crescono del 3,5% a 86 miliardi, poco sotto gli 87 miliardi pre-Covid nel 2019. Ma con la ripresa le aziende devono anche fare i conti con la crisi energetica e gli effetti della guerra in Ucraina, con un’impennata dei costi per l’energia e carburante in primo luogo. E in questo contesto assume un peso sempre maggiore una svolta green, con la transizione verso una logistica sostenibile che è diventata prioritaria non solo in un’ottica ecologica, ma anche economica.


La logistica va oltre il semplice trasporto merci

Quando si parla di sostenibilità il pensiero corre subito alla mobilità logistica, ma la transizione ecologica parte da uno spettro più ampio che aziende e fornitori logistici devono tenere in considerazione. Si parte dalla gestione del magazzino al packaging, passando per una sostenibilità lungo tutti gli stadi della filiera, prima di arrivare a ragionare sui network logistici e i trasporti. Così le aziende stanno studiando nuovi materiali per gli imballi secondari, garantendo un packaging che riduce l’impatto, mentre da un punto di vista strutturale è fondamentale ottimizzare l’isolamento degli edifici di stoccaggio delle merci, l’impiantistica, l’illuminazione e la movimentazione e automazione, riducendo al massimo gli sprechi energetici.

Da un punto di vista, invece, del trasporto merci il primo passo è quello di investire il più possibile in quello che viene definito trasporto intermodale, o combinato, tra strada e ferrovia. Il trasporto ferroviario – ove possibile – rappresenta la modalità di trasporto ideale per coprire distanze medie e medio-lunghe, con una diminuzione sostanziale sia dei costi economici sia di quelli ambientali. Da un punto di vista economico i vantaggi sono quelli di disimpegnare la flotta stradale su lunghi viaggi e permette di ottimizzare il suo utilizzo negli spostamenti medio-corti, mentre le dimensioni dei treni merci, ben superiori a quelle della flotta stradale, permettono di ridurre il costo del trasporto della singola unità di carico, pianificando meglio i costi e riducendo anche i rischi legati alla sicurezza. Da un punto di vista della sostenibilità, invece, appare evidente come spostare la logistica dalla ruota alla rotaia abbatta notevolmente le emissioni, in particolare sulle sulle medie e medio-lunghe distanze.

 

Logistica green, le alternative al diesel

L’Italia è in grave ritardo nelle infrastrutture ferroviarie e se il Pnrr sta cercando di recuperare il tempo perso con forti investimenti sulle linee ad alta velocità, soprattutto nel Sud Italia, quello che è lo stato dell’arte è che a oggi la logistica è ancora legata a doppio filo con il trasporto su ruota. Oggi l’autotrasporto rappresenta, in termini di emissioni ed esternalità negative generate per tonnellata di merce trasportata, la tipologia di trasporto più impattante. Ma la tecnologia si sta evolvendo e le alternative ai motori diesel sono principalmente due.

In primo luogo parliamo dei motori LNG (Liquefied Natural Gas), giunti alla seconda generazione. I dati parlano chiaro, questo tipo di motori, rispetto ai diesel, garantiscono una riduzione delle emissioni di particolato pari ad almeno il 90%, di ossidi di azoto di circa il 35% e di CO2 del 10-15%, oltre che una minore rumorosità. A ciò si aggiunga il vantaggio economico, soprattutto in questo momento storico, con i motori LNG che garantiscono riduzione sul costo del carburante al chilometro di almeno il 20% rispetto ai diesel.

La seconda opzione è quella di sostituire le attuali batterie al piombo con carrelli con batterie agli ioni di litio. Già noti in altri ambiti, come quello della telefonia mobile, le batterie agli ioni di litio hanno un impatto decisivo quando si parla di consumo energetico, carbon footprint, attività di manutenzione dei carrelli, organizzazione del layout di magazzino e efficienza delle attività di movimentazione. Queste batterie garantiscono un risparmio di almeno il 36% sul consumo di energia elettrica, mentre le loro dimensioni riducono l’ingombro, aumentando la potenziale area di stoccaggio.

 

Il Pnrr e la logistica

Come abbiamo detto, il Pnrr prevede importanti investimenti per quel che riguarda il trasporto ferroviario e questo coinvolge, giocoforza, anche la logistica. In particolare l’attenzione è rivolta al Mezzogiorno, con l’obiettivo di ridurre i tempi di percorrenza e aumentare la capacità delle linee, sulle tratte Napoli – Bari, Palermo – Catania – Messina e Salerno – Reggio Calabria. Nel Nord Italia, invece, gli investimenti maggiori coinvolgono le tratte Brescia – Verona – Vicenza, la Liguria – Alpi (con il completamento del Terzo Valico dei Giovi che permetterà di ridurre i tempi di collegamento ed aumentare la capacità in particolare per i treni merci in uscita dal Porto di Genova), e la Verona – Brennero. Insomma, come si evince la volontà del governo è quella di rilanciare, dopo decenni, la logistica su rotaie e provare a chiudere quel divario tra Nord e Sud che ha reso negli anni complicato il trasporto merci lungo l’intero Paese.

 

La mobilità del futuro è ricca di sfide, per affrontare le quali Assolombarda e Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi presentano la settima edizione di MCE 4×4 rivolgendosi al mondo delle startup italiane per innovare il settore. Fino al 3 luglio le startup potranno candidarsi alla call ‘Beyond Barriers – Oltre le barriere’ e partecipare alla selezione per essere protagoniste dell’evento in agenda il prossimo 6 ottobre.

 


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